Che gli eventi si evolvono, e che non ci sto capendo niente non solo della mia vita, ma anche di quella delle persone che amo.
Un paio di birre e un calice di vino rosso non bastano per dimenticare.
Io una sola certezza ho adesso: che vorrei svegliarmi domattina in un altro letto. E che vorrei essere in un altro corpo, in un’altra casa, in un altro dove.

Spero di riuscire a dormire stanotte.

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Questo è quanto vedo dal terrazzo di casa mia.
Ho scattato questa foto un paio d’ore fa; adesso sono sola nel mio lettino e il mio cervello doveva riflettere su qualcosa mentre la fissavo, altrimenti non mi sarei addormentata facilmente.
23 anni.
Qualcuno perso, qualcuno vissuto pienamente, un’infanzia felice, dei genitori stupendi. Un’adolescenza triste, piena di sfide, piena di mostri da vincere, i primi anni da adulta ancora più difficili.
E adesso che sono più forte devo riparare ai danni fatti in passato, all’amore che non ho provato nei confronti di me stessa, alle sfide che non ho vinto, alle situazioni che non ho sfidato, agli amici che ho amato e che mi hanno tradito.
Tutti questi cocci rotti prima o poi torneranno uniti.
Prima l’ingenuità non mi faceva vedere tante cose, adesso vedo tutto senza ingenuità. Ho imparato così tanto “dalle persone, delle persone”, che il tornaconto di ognuno sembra essere sempre dietro l’angolo. Gente che sfoga le proprie frustrazioni su chi è pulito dentro, inciuci, parole cattive, cattiverie, doppie facce. Ovunque.
Mi giro e mi rigiro e vedo solo merda. Ma poi penso al sorriso di un bambino, e mi accorgo che qualcosa di buono c’è ancora al mondo.
Io voglio tornare così.
Bambina.
Allo stato “bravo”, agli anni in cui non ero così sveglia, intuitiva. Agli anni in cui sorridevo e scrivevo e coloravo, e della schifezza della gente non sapevo proprio un cazzo.

Le donne amano essere guardate.
Io devo essere guardata, io amo essere guardata, ma non con gli occhi sporchi di desiderio.
Amo essere guardata con ammirazione e tenerezza, lealtà e dolcezza.
Me ne accorgo da come mi guardano le persone, e qualsiasi cosa mi dicano (bella o brutta, se sia bugia o verità), tendo a capirla dagli occhi. Se non mi guardano negli occhi, allora anche se parlano, non mi dicono niente, quindi non ascolto.

Io ci sono.
Io ci sono.
Io non sono una stupida egoista, io non rido del dolore degli altri. Io ho conosciuto il dolore. Esiste. È vero. Quando non lo tocchi è solo perché non puoi toccarlo.
Il dolore esiste. È diverso in ognuno di noi, si manifesta in modo differente, ma esiste. Non è un’invenzione. Al dolore si danno le ore e gli si regala addirittura la vita, a volte.
Il dolore esiste: se tu non cerchi lui è lui che cerca te.
“È la vita”, dicono.
Io non spreco più parole. Chi vuol bene non parla, non giudica.
Io ho conosciuto il dolore.
L’ho rinnegato, l’ho affrontato, l’ho malmenato, l’ho circonciso, l’ho oltraggiato.
È lì.
Non se n’è andato.

Intanto, prego.

Matrimonio? Ma sì!

Non capisco e non tollero tutte quelle donne insoddisfatte, che si danno a tutti, e piene di cliché sul matrimonio.
Anche oggi pomeriggio sono sola, ma ho appena scelto d’impegnarmi seriamente nello studio (nonostante un passato oscuro sotto questo punto di vista date la poca voglia ed esperienze sentimentali turbolente), per garantirmi un futuro dignitoso.
Non voglio tanto, non voglio diventar milionaria, né mi aspetto di trovare l’oro con quella che sarà da qui a poco la mia sacrificatissima laurea in giurisprudenza, sarei una povera illusa.

Però voglio sposarmi, avere una famiglia, rendere mio marito l’uomo più felice del mondo.
Fosse per me, mi sposerei anche adesso, a ventitré anni. Sarei una donna realizzata, sto troppo bene da sola per non voler veder felici le persone che mi circondano.

Peccato che per quanto cerchi, io non abbia un lavoro. Un lavoro non che per forza debba piacermi, ma che sia dignitoso, DIGNITOSO.

Non è giusto.
Non lo è.

Vado a dormire con tante parole da dire, stanotte.
Può darsi che domattina si sveglieranno sottoforma di decisioni o di consigli…
Spero solo che non siano arrabbiate le mie parole, ma che sappiano davvero urlare in silenzio, come sto urlando adesso io.

Buonanotte, e buon anno a chi leggerà.

Luce

Noia.

Stasera sono molto annoiata, ho voglia di uscire, di divertirmi, di ridere, di svagarmi.
Il fatto è che vivo in un posto in cui non c’è praticamente niente. Ho degli “amici” che se non fanno tardi e si ubriacano non sono loro. Io non ci sto a fare le cose che fanno loro, no. Non più.
Non ho voglia di alcool e di sigarette, al solo pensiero ho il voltastomaco.
Non ho voglia di guardare l’ennesimo film da sola, né di leggere l’ennesimo libro rintanata in questa gabbia dalle pareti bianche e dalla luce troppo fioca, né di ascoltare di nuovo tanta musica da sola.
Stasera non ho voglia di restare sola, anche se una vera amica/un vero amico non ce l’ho: chi in un modo o in un altro, mi ha deluso, né provo più il minimo interesse nei loro confronti.
Il mio ragazzo non c’è.

So fin troppo bene cosa significhi abituarsi a restar sola.
Però, stasera, sono veramente tanto stanca di tutto questo.

Scrivevo l’anno scorso…

Ho smesso di pensare
a quei pensieri che fanno dannare,
dicono
che la vita d’oggi in poi
sarà meglio

ma
non me lo dice la gente,
lo dicono
le mie
ME

e
se è vero che sarà diverso
e
se abbatterò quel meccanismo perfetto
di sensazioni negative

(il fardello che opprime
e tutto ciò che è gabbia)

allora la luce
sarà più luce

e il buio,
non sarà più ombra.

(Luce)

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(La rileggevo e ve la racconto. E’una storia che ho scritto un po’di tempo fa. Buona lettura a chi legge.)

“Rimpianto ha dieci anni.
E’un bambino meraviglioso. Cresce come dovrebbero crescere tutti i bambini della sua età. Gli piace fare i compiti, andare a scuola, giocare a calcetto e suona il pianoforte. E’allegro, è sempre, costantemente allegro. Non piange quasi mai, e quando piange, trova subito modo e occasione per distrarsi e ritornare sereno.
Sta andando a scuola da solo Rimpianto, quando incrocia lo sguardo di un bambino poco più grande di lui, affranto, con il viso gonfio e le braccia conserte.
Gli si siede accanto.
Gli prende la mano.
Per convincerlo a sfogarsi gli offre il cioccolatino che conservava per quando avrebbe avuto fame e Rimorso, quello era il suo nome, subito lo accetta.
Rimorso gli comincia a raccontare la sua storia, piano, pianissimo, e a volte s’interrompe. Rimpianto non fa domande, sta ad ascoltare, e lo guarda negli occhi per cercare risposte alle domande che non osa fare.
A un certo punto Rimorso ammutolisce. Dopo aver raccontato a Rimpianto che lui non è un bambino sereno perché è pieno di tutti i problemi che non dovrebbe avere un bambino, Rimpianto ascolta il silenzio e gli tiene la mano perché ha paura di perderlo.
Dopo avergli tenuto la mano, Rimorso torna a parlare. Ma dice cose cattive a Rimpianto che gli vuole solo stare accanto, perché gli si è affezionato. Gli ordina di andarsene, perché lui non è il benvenuto, perché lui è l’ultimo dei suoi problemi, perché il fatto che Rimpianto gli sia così vicino e gli voglia così bene, per lui è un problema.

Rimorso sembra non voler avere sensi di colpa.

Rimpianto gli tiene ancora la mano, e Rimorso è di nuovo divorato dal silenzio. Rimpianto si distrugge perché non capisce, non capisce perché era così bello stare accanto a Rimorso, quando Rimorso non aveva che lui, e se sorrideva era per lui, e se poggiava la testolina sul braccio di Rimorso, Rimorso lo teneva a sé perché non voleva che se ne andasse.
Rimorso continua a fargli del male, fin quando gli chiude gli occhi violentemente, e se ne va. Gli lascia la carta del cioccolatino, si alza e se ne va. Rimpianto non può crederci. Rimpianto stenta a crederci. Ha fatto così tanto bene, e Rimorso se ne è andato così? …

Come va a finire?

Rimpianto piange per tutto il tempo, una volta, una seconda volta.
Rimorso? Rimorso si divora l’anima, una prima volta, una seconda volta.
E poi?
I due bambini forse spariscono l’uno dalla vita dell’altro? Non si sa.

Può darsi che i sensi di colpa esplodano, e che i due bambini tornino ad abbracciarsi. Quando Rimpianto non piangerà per il bene ricevuto (ignorando il male), e Rimorso non si ucciderà per il male fatto (ignorando il bene).”